cardiochirurgia

Il centro di cardiochirurgia del Policlinico S.Orsola – Malpighi è il più grande d’Italia, infatti ogni anno si eseguono circa 1.500 interventi a cuore aperto, cioè in circolazione extracorporea : un migliaio su adulti e circa 500 su bambini  nell’Unità di Cardiochirurgia pediatrica.

La particolarità di questo Centro è che vengono trattate tutte le patologie cardiache che richiedono un intervento chirurgico. E’ inoltre un Centro di riferimento mondiale per la chirurgia dell’aorta.
Dal 2002 il direttore dell’Unità Operativa Cardiochirurgia  dell’Azienda Ospedaliero-Universitaria Sant’Orsola Malpighi è il professor Roberto Di  Bartolomeo. Ha operato ( e opera) in tutto il mondo: Australia, India, Israele, Germania, Belgio, Polonia e in Italia.

Professor Di Bartolomeo, non tutti i bolognesi sono a conoscenza di questo livello di eccellenza mondiale. Quali sono gli interventi più innovativi che avete compiuto?

Beh, più di uno. Ma in particolare siamo i leader mondiali per la tecnica “Frozen elephant trunk technique” che abbiamo messo a punto proprio qui a Bologna. Si tratta di sostituire contemporaneamente tutta l’aorta toracica, dalla valvola aortica, l’aorta ascendente, l’arco fino a metà dell’aorta discendente e reimpianto delle arterie coronarie. In altre parole si compiono sei o sette interventi in un’unica soluzione la cui buon riuscita dipende da un’ottima protezione del cuore, del cervello, del midollo spinale e dei reni.

Come si fa a proteggere questi organi?

Innanzitutto con la circolazione extracorporea raffreddiamo il paziente fino a 25 – 26 °C di temperatura esofagea, perché le cellule a temperature così basse hanno meno bisogno di ossigeno. A questo punto fermiamo la circolazione extracorporea, ma con particolari cannule continuiamo a rifornire il cervello di sangue. Fermiamo e proteggiamo il cuore iniettando nelle coronarie una speciale sostanza, la cardioplegia. Si esegue quindi l’intervento chirurgico di sostituzione di tutta l’aorta toracica.

Questo significa che dovete essere molto bravi , veloci ad operare in queste condizioni.

“Si, bisogna eseguire l’operazione nel minor tempo possibile, dando cosi al paziente più garanzie di riuscita.

Abbiamo eseguito il primo caso nel 2007, e da allora oltre 145 pazienti sono stati operati con questa tecnica. Pazienti che provengono da tutte le regioni Italiane ed alcuni anche da paesi esteri. Attualmente siamo riusciti a scendere ad una mortalità inferiore al 10% confrontata al 20% della tecnica a 2 tempi.

Insomma, un ruolo di avanguardia: siete i primi del mondo come numero di operazioni e come risultati. Quali altre patologie operate?

“Come già ho detto, trattiamo tutte le patologie valvolari, coronariche, oltre al trapianto cardiaco ed all’impianto di cuore artificiale. Vengono eseguiti inoltre interventi in miniaccesso e con tecnologie all’avanguardia.

Cos’è cambiato in questi anni?

“Sono migliorate le nostre conoscenze l’imaging (angio TAC, risonanza magnetica, ecocardiogramma), le tecniche chirurgiche, rianimatorie ed anestesiologiche. Operiamo in sale operatorie altamente tecnologiche. Oggi al Sant’Orsola stiamo costruendo il nuovo centro del futuro: ne faremo due di queste sale, ovviamente molto costose circa due milioni di euro l’una, con tecnologie avanzatissime.

Professore lei è appena rientrato da New York. E’ una vita di studio e di aggiornamento continuo, la sua. Ma lei è innamorato del suo lavoro?

“Si. Moltissimo. E vuole la verità? Non vorrei fare altro.

Intervista a Roberto Di Bartolomeo,
Direttore della scuola di specialità di Cardiochirurgia presso l’università degli studi di Bologna
 

 

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