green economy

Viviamo un momento di crisi complessiva che accompagna il tramonto di un modello economico dominante, che ha dato vita (ahimé) a devastazioni ambientali e sociali di vasta portata e… lanciare l’allarme sul nostro futuro e sul modo di gestire le risorse della terra, almeno quelle che restano, ci pare il minimo indispensabile per cominciare ad aprire gli occhi sui rischi che l’umanità corre.

Un grido d’allarme già dato da un gruppo di importanti economisti ambientali, nel 1989, per consigliare il governo britannico sullo “sviluppo sostenibile” e sulle implicazioni che esso avrebbe avuto sul progresso economico. Qualche anno dopo, alla Conferenza sui cambiamenti climatici delle Nazioni Unite, a Rio nel 2012, l’ONU ha espresso la speranza che l’economia verde sarebbe stata la risposta alle molteplici crisi dell’umanità, in quantofornitrice di una migliore qualità della vita per tutti, nel rispetto dei limiti ecologici del pianeta.

La crescita economica, l’industrializzazione, l’aumento della popolazione, la deforestazione selvaggia e l’espropriazione di intere aree destinate all’agricoltura portano al consumo non sostenibile delle risorse naturali. Gli impatti dei cambiamenti climatici stanno mettendo ulteriore pressione sugli ecosistemi, sulle società ed economie, soprattutto nei paesi in via di sviluppo.

Emerge, quindi, un dato fondamentale: la centralità del valore del capitale naturale, in assenza del quale non è possibile alcun benessere né sviluppo delle comunità umane. La natura è, oggi, fonte di gran parte di ciò che definiamo “valore”, eppure aggira i mercati e si ribella alla valutazione. Proprio questamancanza di valutazione si sta rivelando una delle cause primarie del degrado degli ecosistemi e della perdita di biodiversità. Pertanto, nuovi modi di sviluppo dell’ambiente e del clima sono essenziali, così come forme socialmente razionali per uno sviluppo economico, in grado di generare nuovi posti di lavoro che contribuiscano alla riduzione della povertà.

Ma cos’è una green economy? L’economia verde è definita da UNEP (United nations Enviroment Programme) come “una economia che si traduce in un migliore benessere umano ed equità sociale, riducendo in modo significativo i rischi ambientali e le scarsità ecologiche”. Si tratta di un’idea che garantisce un equilibrio tra le dimensioni sociali, ambientali ed economiche, promuovendo, nel contempo, la crescita e l’occupazione. Le aree d’intervento sull’economia verde sono molteplici e includono agricoltura, silvicoltura, pesca, industria, turismo, trasporti, gestione dei rifiuti, il settore energetico e la gestione delle risorse idriche.

E’ dagli anni ’70, nel contesto delle crisi petrolifere, che si discute di esaurimento delle risorse naturali e del rischio di inquinamento ambientale. Una risposta a questo problema può essere la relazione equilibrata tra economia e ambiente, se si considera che la produzione di beni materiali (tutto ciò di cui usufruiamo e consumiamo) è dipendente dalle risorse naturali (minerali e ambientali, aria, terra, mari, fiumi, laghi e relativi abitanti) e

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che l’impatto che la produzione genera sull’ ambiente presenta un bilancio negativo.

Come uscire, allora, da questa impasse? Semplicemente, rispondono gli economisti, fissando un prezzo sui servizi ambientali forniti dalla natura e tassando le attività che generano l’inquinamento. Solo così si può immaginare un nuovo sistema ottimale. La crescita verde che l’ONU vuole perseguire, può intendersi come crescita economica e sviluppo, atti a prevenire una serie di problemi come il degrado ambientale, il cambiamento climatico, la perdita di biodiversità e l’uso non sostenibile delle risorse naturali. L’obiettivo è di coniugare le politiche economiche e ambientali in modo tale che si integrino a vicenda.

Attenzione! Si farebbe bene a non sottovalutare il problema: è di questi giorni la notizia che al 19 agosto, abbiamo consumato le risorse che avrebbero dovuto sostentarci fino al 31-12-2014. Da questa data in poi, campiamo, per così dire, sottraendo alla terra, risorse non più rinnovabili, proprietà delle future generazioni.

Ferraro Giuseppe

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