filo interdentale igiene orale

Dottor Lorenzo Garagnani, ci spiega cos’è la malattia paradontale?

La malattia paradontale, comunemente chiamata piorrea, è rappresentata da un’aggressione di batteri e di germi su un’area della bocca: il parodonto. Il nome piorrea deriva dal greco “pios” che significa pus. I Greci la identificavano così, perché facendo pressione sulla gengiva si provocava la fuoriuscita di pus. È un’infiammazione da non sottovalutare perchè porta alla perdita di supporto dei denti e quindi dei denti stessi.

Che cos’è il parodonto?

È l’apparato di supporto dei denti, costituito da: osso alveolare che sostiene il dente, legamento fra la radice del dente e l’osso, superficie della radice del dente alla quale questo legamento si attacca e infine la gengiva che riveste il tutto.

Qual’è la causa che scatena la malattia parodontale o piorrea?

La causa è rappresentata dai batteri presenti nel nostro cavo orale. Essi provocano un’infiammazione delle gengive il cui sintomo più importante è il sanguinamento.

Prevenzione in odontoiatria: quali sono le regole per attuarla?

Per fare prevenzione occorrono alcune cose.

1) Una prima visita orientativa.

2) Lo status radiografico completo endorale, cioè le radiografie settoriali di tutta la bocca. La radiografia è importante perché mostra lo stato osseo del parodonto. La serie completa è di 21 radiografie.

Troppi raggi?

No, al contrario. I nostri apparecchi radiografici digitali di ultima generazione emettono una quantità di raggi molto bassa.

3) questa fase la possiamo considerare sia diagnostica che terapeutica iniziale. Essa consiste nell’avviare le procedure di igiene intra orale che sono ad appannaggio del dottore in igiene dentale presente nello studio. Questa fase ci permetterà di ottenere un doppio r i s u l t a t o : quello di ridurre l’infiammazione, di eliminare il sanguinamento e al tempo stesso di completare la diagnosi.

4) Visita di rivalutazione clinica intra orale con le radiografie appena effettuate. A questo punto il dottore potrà formulare un piano terapeutico.

Cosa fa il dottore in igiene dentale?

Ha un ruolo decisivo nel trattamento preliminare della malattia paradontale. È l’angelo custode del paziente, o meglio delle sue gengive. In passato figure poco professionali si sono occupate di questa importantissima branca odontoiatrica. Oggi abbiamo la fortuna di avere laureati in igiene dentale che hanno tutte le conoscenze per riuscire a raggiungere il risultato necessario per preparare il paziente ad una efficace visita di rivalutazione da parte dell’odontoiatra.

Sottoporsi a questa fase igienica iniziale, e quindi più profonda, può essere fastidioso o doloroso?

Per quanto riguarda il fastidio o il dolore, ci sono forme di anestesia locale con pomate di lidocaina oppure, nei casi di importante e persistente infiammazione, si possono usare la classica anestesia associata ad antibiotici. Il nostro studio è uno dei pochi a utilizzare la sedazione con protossido. Vantaggi: riduce l’ansia, fa percepire meno i rumori e riduce la soglia del dolore.

È indicata anche per i bambini, riusciamo infatti a trattare anche quelli più vivaci senza problemi. Quali sono i sintomi della parodontite?

Innanzitutto, il sanguinamento delle gengive. Molti, vedendo il sangue, credono di essersi feriti, magari con lo spazzolino. In realtà il sanguinamento è il primo sintomo della patologia. Ricordiamo poi che lo spazzolino va usato con le setole indirizzate nel solco gengivale. È proprio qui che i batteri si concentrano in gran quantità, mentre le superfici dure e smaltate dei denti vengono pulite dall’azione meccanica del cibo che scivolandoci sopra autorimuovono la placca e i batteri contenuti in essa. Spesso i pazienti hanno superfici dentali bellissime ma gengive arrossate e gonfie, per cui si guardano bene dal toccarle con lo spazzolino.

Quante volte bisogna fare i richiami di igiene e i controlli?

Dipende da molti fattori. Innanzi tutto dal numero di lavori protesici presenti e dalla assoluta necessità di mantenerli a lungo.In secondo luogo dalla manualità che il paziente dimostra. Inoltre dalla situazione di salute generale (la riduzione delle difese immunitarie può essere un fattore predisponente) e ancora da numerose altre considerazioni che vanno personalizzate. Diciamo però che oltre i sei mesi non si può andare, perché in questo caso poi non si ha più controllo dell’infiammazione, con il rischio di innescare il meccanismo irreversibile della malattia parodontale. Il primo obiettivo è la totale eliminazione del sanguinamento. Purtroppo si ottiene soltanto con azione meccanica. L’unica cosa che veramente conta sono spazzolino e filo. Antibiotici, dentifrici e collutori da soli non bastano

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