mario cucinella


Può esistere un‘architettura della felicità?Un modo di progettare degli spazi, pensando alla felicità di chi li occuperà?

Se qualcuno pensa che sia un concetto troppo ardito, (cosa c’entra la felicità con disegnare una piazza o un palazzo?), forse non conosce Mario Cucinella. Segni particolari: archistar internazionale (anche se lui non ama questa definizione). Cucinella, allievo di Renzo Piano (che lo chiamò a collaborare nel suo studio) è uno degli architetti italiani più famosi e ultrapremiati del momento. Particolarmente interessato ai temi della progettazione ambientale e della architettura sostenibile, fra i suoi progetti ci sono il Sino Italian Ecological Building a Pechino, la Kuwai City School a Gaza sviluppata in partnership con Unrwa, l’agenzia dell’Onu per i rifugiati palestinesi, a Bologna la nuova sede del Comune.

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Nel mio lavoro – spiega, rispondendo alla domanda – il concetto di felicità esiste, anzi è lo scopo finale del lavoro. La felicità è anche una cosa molto pragmatica. Perché? Perchè le cose si fanno quando sono utili, quando servono a qualcuno, perché creano migliori condizioni di vita. Costruire un edificio, disegnare una piazza, o percorrere una strada è di fatto, un lavoro che fai in rapporto alle persone che ne usufruiranno. Poi anche la bellezza è importante. Uno spazio funzionale, migliorativo e anche bello, contribuisce al benessere.”

Certo, a vedere cosa si costruisce oggi nelle città, la filosofia di Mario Cucinella sembra controcorrente.

Capisco che non tutto è possibile – precisa Cucinella – Però è vero che negli ultimi decenni l’edilizia è stata un business, ha creato immense risorse. In questa situazione l’architettura di qualità non è più stata considerata importante. Risultato: il nostro paese, che ha ereditato tanta bellezza dai secoli passati, non ha più prodotto bellezza”.

La sede del Mario Cucinella Architect è a Bologna. Un enorme loft, post industriale, fra la ferrovia e viale Masini. Un susseguirsi di grossi tubi e travi a vista, tavoli da lavoro, plastici di edifici e un formicolìo internazionale di giovani architetti, ragazzi e ragazze provenienti da tutto il mondo. “Questo era il vecchio deposito dei tram di Bologna dei primi ‘900. All’epoca c’era questa linea che faceva via Indipendenza e piazza Maggiore”.

Architetto Cucinella, il suo quartier generale è pieno di giovani, l’atmosfera è bellissima…

La società attuale non sempre apre loro le porte, ma ho sempre creduto che i giovani, quando sono motivati e talentuosi, possano portare energia e innovazione”.

Tanto è vero che lei spesso li ha coinvolti in concorsi e progetti…

Un bando in un certo senso rivoluzionario è stato quello che ha riguardato le aree del sisma in Emilia. I lavoratori del territorio hanno donato un’ora di lavoro e altrettanto le loro aziende, il che è stato possibile grazie all’accordo fra sindacati e Confindustria. I 7 milioni e mezzo di euro così raccolti sono stati destinati alla realizzazione dei progetti vincitori. Ne erano arrivati 160 dai professionisti under 30 delle zone terremotate. Sono nate cosi tante “pillole di bellezza”, come una scuola di danza, una scuola di musica, alcuni piccoli alloggi nel centro storico di San Felice sul Panaro per disabili mentali”.

A proposito di nuove realizzazioni, dal ragazzo della Via Gluck in poi, c’è sempre qualcuno che protesta per il consumo di suolo

Su questo tema servirebbe un po’ di chiarezza. Certo, forse abbiamo più edifici di quelli di cui abbiamo bisogno. Il meccanismo del resto è quasi sempre lo stesso: un terreno agricolo diventa edificabile e si costruisce. Però, attenzione, il consumo del suolo è fatto da tante altre cose: ci sono le autostrade, le superstrade, le ferrovie, i capannoni industriali. Questo paese è pieno d’intere aree industriali e artigianali oggi abbandonate, che hanno coperto e cementificato il terreno, Incolpare solo l’architettura è semplificare un po’ troppo”.

E allora cosa fare?

Bisognerebbe avere il coraggio di tirare via per ricostruire qualcosa. Se si fa una politica in cui si dice, non costruiamo più, beh io non sono d’accordo. Cominciamo invece a togliere tutte queste brutture. Se si toglie un po’ di peso, un po’ di cemento armato dal territorio, forse si ritrova un po’ di qualità. Costruire meno, ma di qualità”.

Non succede spesso…

No qui si mantiene tutto. Quindi il territorio è in affanno perché è più semplice spostarsi un po’ più in là in un campo è costruire ex novo”.

Lei ha parlato di empatia creativa. Sembra un concetto affascinante. Ma cosa significa?

L’empatia, come si sa, è un modo di relazionarsi con il prossimo. Io sono empatico con un’altra persona quando faccio uno sforzo per capirla. Entro cioè in una sorta di sintonia con lei”.

E in architettura, l’empatia creativa?

È cercare di capire un luogo; come è fatto e perché è fatto così, quali sono le relazioni esistenti. L’empatia è uno strumento di comprensione di quel luogo. Solo quando hai capito bene l’essenza di quello spazio, cominci allora a progettare. A quel punto sarà la tua creatività a dare propulsione al tuo progetto. Ma senza empatia con quel luogo, la creatività da sola, rischia di diventare stravaganza. L’empatia è una specie di calmieratore per gestire la creatività”.

Lei ha viaggiato in tutto il mondo, adesso è a Bologna, come giudica questa città?

Bologna è una meravigliosa città con un grande potenziale inespresso. Grazie all’Università e ai giovani che vivono qui, potrebbe essere la città della creatività e dell’innovazione e invece farfuglia. Per il suo dna potrebbe raccontare una storia bellissima sull’ecologia, sulla sostenibilità. Ma i giovani, che come dicevo, potrebbero essere una delle risorse per il rinnovamento, i vengono considerati un problema. E la politica fa fatica a indicare esattamente che direzione vuole prendere per il futuro. Quali sono i programmi a lungo termine: chiudere il centro e potenziare i quartieri? Dare più spazio alle biciclette? Ripensare le periferie? “

E intanto?

Intanto per fortuna ci sono anche segnali positivi per quanto riguarda la creatività. Come gli interventi di riqualificazione urbana finanziati da bando di 500.000 euro della Fondazione del Monte, riservato ad architetti under 40. Si chiama Bella Fuori, io sono nella giuria che seleziona le opere in concorso, ne sono arrivate 78. I tre vincitori di questa edizione che riguarda la zona della croce del Biacco in zona Due Madonne, Savena dove si creerà per esempio una piazza giardino, sono un francese e un italiano che vive in Spagna e uno di Bologna. Tutti molto bravi, lavorano con le comunità, ascoltano. La loro è una progettazione partecipata per capire i bisogni della gente. Ecco è proprio questo il concetto di architettura che piace a me”.

di Daniela Camboni

@danicambo

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