anziane terza età

Parliamo della terza età.

Professor Salsi da che età un paziente si può definire geriatrico?

“Diversi decenni si prendeva come riferimento l’età pensionabile e dunque era dai 60 anni in poi. Oggi, soprattutto per fini amministrativi, si considera geriatrico il paziente dai 75 anni. In realtà però noi geriatri ci occupiamo soprattutto degli ultraottantenni con particolare riguardo agli ultranovantenni. Ne abbiamo moltissimi in cura fra over 90 e anche over 100. E sono in aumento: oggi in Italia sono 15.000 i centenari e ultracentenari. Del resto una bambina che nasce oggi ha una possibilità su due di arrivare a cento anni”.

Come sono cambiati gli 80 anni di oggi rispetto a quelli di ieri?

Oggi sono in linea generale più sani e più robusti. Un recente studio norvegese che ha comparato gli anziani nati nel 1910 con quelli nati nel 1920 , ha evidenziato che: a parità di età, i nati dieci anni dopo sono più sani e robusti. Si evidenzierebbe in altre parole un miglioramento della qualità della salute.

Quindi sarà un mondo più vecchio, ma saremo dei vecchi diversi, più in salute
Sì, ma avremo una quantità enorme di ultranovantenni, centenari ultracentenari”.

Di cosa hanno bisogno questi ultra anziani?

“Molto pragmaticamente: hanno bisogno in primis di soldi. Di essere protetti economicamente perché questo è un fattore importante. E poi di essere curati nella maniera giusta perché le metodologie che si usano per trattare un paziente di 60 anni, sono radicalmente diverse rispetto a quelle da adottare con gli ultra novanta. Purtroppo la medicina convenzionale tende ad approcciare tutti allo stesso modo”

Lei sostiene molto pragmaticamente ladisponibilità economica è molto importante. Perché? Per pagare una struttura protetta?

“No: per pagare una badante. A casa propria con una badante, il nostro anziano migliora prima e guarisce prima”.

Quali sono le prime spie del declino?

“L’invecchiamento per fortuna è un processo che avviene in maniera lenta, progressiva, quasi armonica. Uno non si sveglia un giorno e si accorge di essere invecchiato. Poi, se gli capita un infarto il discorso cambia. Le spie comunque sono diverse: la riduzione delle proprie capacità prestazionali. Non riesce più, come una volta, a fare una corsa, o ad avere la stessa memoria. L’ udito e la vista calano. Insomma le capacità diminuiscono gradualmente. E questo, insieme al rischio più alto di ammalarsi, sono i due macro elementi parlando in generale. C’è anche chi definisce l’invecchiamento come la maggior probabilità di morire: ci son curve statistiche che lo dimostrano. Ma questo è chiaro”.

E’ un processo che si può fermare?

“L’invecchiamento non lo ferma nessuno. Si può però rallentare.

Come?

La regola principale è molto semplice: il mantenimento della funzione. Poi ognuno la deve applicare in maniera intelligente e costan.

Ci fa qualche esempio?

Certo. Per mantenere la memoria: cercare d imparare le poesie. Per non veder calare la propria funzione fisica: camminare un’ora, un’ora e mezzo. Ma attenzione: tutti i giorni. E’ meglio camminare che andare in palestra. Basta che sia fatto con costanza. Insomma: tutte le funzioni devono essere mantenute. E’ importante poi accettare la sfida dell’apprendimento: ho 70 anni? Ok, ma posso imparare a prendere la patente. O una lingua. Certo, sarà più difficile rispetto a un giovane. Ma è l’atteggiamento che conta: accettare la sfida, mantenere la funzione”.

Gli esami da fare dopo una certa età ?

Sono contrario agli esami eccessivi. Raccomanderei semplicemente quelli degli screening di routine che raccomandano le Asl: il sangue occulto, le mammografie, i pap test, la prostata cioè quelle cose che fan parte delle campagne sulla popolazione per la prevenzione e la diagnosi precoce delle principale patologie.

La regola numero 1 per la prevenzione, dunque?

Lo conosce quel detto. Rest is rust? Il riposo fa ruggine. Cioè se non si usa un muscolo o un organo, quello si indebolirà e lo si perderà.

Salsi

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