sorriso ortodonzia invisibile

In che maniera un dentista può confrontarsi con…lo specchio del tempo?

Un dentista si confronta con lo specchio del tempo quotidianamente, come qualsiasi medico, confrontandosi ogni giorno con i propri pazienti, osservandone i cambiamenti, l’evolversi delle loro richieste, delle loro necessità e il progredire delle tecniche terapeutiche per soddisfarle. I passi in avanti che l’odontoiatria ha fatto solo negli ultimi sessant’anni sono incredibili se paragonati anche con tutti quelli che aveva fatto nei 3-4 secoli precedenti: ecco allora che un primo riflesso che lo specchio del tempo ci rimanda è l’evoluzione e l’avanzamento delle tecniche che quotidianamente usiamo, ma non solo. Sarebbe diminutivo e miope non pensare alle mutate aspettative odontoiatriche in senso di informazione, prevenzione, salute ed estetica, che hanno le persone di oggi rispetto alle generazioni precedenti. Così come sono cambiate le esigenze e i bisogni di tutti nella vita di tutti i giorni così sono cambiate le esigenze e i bisogni dei nostri pazienti.

Quali sono stati allora secondo lei i maggiori progressi dell’odontoiatria di questi decenni così importanti?

Da un punto di vista di metodo e di obiettivo, quindi il più importante perché le tecniche e gli strumenti possono cambiare ma il metodo e l’obiettivo no, sicuramente la prevenzione delle malattie dei denti e del loro apparato di sostegno. La prevenzione è oggi il ramo più importante dell’odontoiatria perchè ci permette, con speranza di alte percentuali di successo nel tempo e di soddisfazione professionale, di applicare poi tutte le altre discipline: con un paziente motivato alla prevenzione che riesce a mantenere ben pulita la propria bocca è possibile fare tutto, nel caso contrario no. Questo è sicuramente l’obiettivo che noi cerchiamo, quotidianamente, di applicare allo Studio Associato Nove Archi, il nostro studio. Nel numero precedente proprio di questa rivista due dei miei tre soci, la dottoressa Licia Rosati e il dottor Lorenzo Garagnani, hanno già a lungo illustrato questo importante argomento. Per ritornare alla sua domanda allora, le altre grandi innovazioni, dal punto di vista prevalentemente tecnico, sono state, a mio parere tre, in ordine cronologico:

1) Adesione (1955).

Un ricercatore statunitense di origine italiana, Buonocore, scopre il modo per fare aderire materiali da otturazione allo smalto del dente e nel 1991 il giapponese Nakabayashy realizza un sistema analogo per la dentina. Nel 1985 furono introdotte in odontoiatria le metodiche per cementare adesivamente la ceramica ai denti, i primi manufatti ad essere impiegati sono state delle faccette attuando un cambiamento epocale. Con l’adesione si è aperto il capitolo, in buona parte ancora da scrivere, dell’odontoiatria minimamente invasiva: grazie all’adesione le otturazioni possono avere dimensioni molto ridotte ed esteticamente validissime, si possono ricostruire i denti posteriori molto danneggiati con ricostruzioni parziali, senza dovere limare completamente il dente, utilizzando intarsi in ceramica invece di corone complete. Si possono infine restaurare in maniera ottimale, esteticamente e funzionalmente, i denti anteriori, con un minimo sacrificio di tessuto dentale sano, con faccette in ceramica che rappresentano sicuramente il massimo connubio fra estetica, funzione e odontoiatria minimamente invasiva.

2) Impianti osteointegrati (1965).

Lo svedese Brannemark, dopo avere scoperto nel 1952 che il titanio può “integrarsi” con il tessuto osseo, nel 1965 inserisce il primo impianto in titanio in un essere umano aprendo così la strada dell’implantologia osteo integrata. Con gli impianti, che possono essere visti come radici artificiali, il dentista può sostituire denti mancanti senza dovere necessariamente ricorrere a ponti protesici e senza quindi coinvolgere denti sani come pilastri. Le persone edentule possono oggi dire addio alle dentiere e pensare a diverse soluzioni per riabilitare con impianti e con protesi fisse la loro bocca: ma di questo parla il mio terzo socio, il dottor Andrea Gandolfi, proprio in questo stesso editoriale.

3) Sistemi CAD CAM (1987).

L’utilizzo di sistemi di progettazione computerizzata (CAD) di parti protesiche (intarsi, corone, faccette, ponti e parti di protesi rimovibili) e la loro realizzazione mediante fresatura (CAM) ha notevol 13 mente ridotto la possibilità di errori, ha reso possibile l’utilizzo di nuovi materiali e ha portato ad un abbassamento dei costi di produzione. Come vede, lo “specchio del tempo” ci restituisce immagini che vengono dal passato ma che si proiettano nel futuro e il futuro contiene una sfida che vogliamo assolutamente vincere: soddisfare appieno le attese dei nostri pazienti, senza dimenticare che tutte le persone sono, per fortuna, diverse, uniche e così pure le loro necessità.

Lei ha spesso citato le esigenze del paziente, quali sono oggi le principali?

La persona che viene a una prima visita ha, in genere, il desiderio o la necessità di raggiungere questi obiettivi

1) Eliminare il dolore.

In un paziente addolorato, l’eliminazione del dolore diviene lo scopo più importante e prioritario rispetto a ogni altro: si elimini il dolore e al resto si penserà dopo. Oggi nella nostra città, per fortuna, le urgenze per dolore sono sicuramente molto diminuite.

2) Migliorare l’estetica del sorriso.

Il raggiungimento di un ottimo risultato estetico, oggi, più che in passato, è diventato uno dei goal di primaria importanza per i nostri pazienti: denti bianchi, ben allineati, ricostruzioni in ceramica che possano competere con quelli di personaggi noti che tutti noi siamo ormai abituati a vedere continuamente in televisione, al cinema, sui rotocalchi e, ancora di più, in rete. Immagini che sono diventati per tutti un punto di riferimento da emulare. Non dimentichiamo inoltre che il risultato estetico è il primo che una persona può facilmente giudicare senza dovere aspettare un tempo per il controllo funzionale: un restauro dentale o una ricostruzione protesica potranno anche essere eseguiti nel migliore dei modi ma se non soddisfa il paziente da un punto di vista cosmetico, è un insuccesso.

3) Miglioramento della funzione masticatoria e sostituzione di denti mancanti.

Come già accennato, i pazienti cui manca un dente, o gruppi di denti, oggi sanno già di non dovere necessariamente ricorrere ai classici ponti per poterli sostituire: la richiesta quindi di eseguire impianti è una delle più frequenti.

4) Non voglio più la dentiera!

È sempre maggiore il numero di pazienti anziani che non vuole più protesi totali rimovibili, ma aspira a ricostruzioni fisse su impianti. Questo oggi è di solito possibile, eventualmente usando tecniche chirurgiche e implantari diverse. Per questo rimando alla chiacchierata con il dottor Gandolfi. Va aggiunto che i nostri pazienti sono molto attenti alle metodiche igieniche e di sterilizzazione applicate nello studio la soddisfazione che manifestano costituisce per noi un grande incoraggiamento in tempi in cui la velocità, la quantità e il basso costo sembrano essere più apprezzati della qualità.

Per concludere, cosa vediamo nello specchio per il futuro?

Lo specchio non è una sfera di cristallo, ma qualcosa posso dire. Il futuro che noi costruiamo è spesso il frutto del nostro lavoro e del nostro impegno passato e quotidiano: non ci sarebbe nessun futuro altrimenti. Questo in tutte le attività umane. Ricordiamo davvero che le tecniche e gli strumenti possono cambiare, il metodo no.

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